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Diario
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10 luglio 2009

l'altro G8

 

Si è concluso il G8. Ci si aspettava la grande disfatta di Silvio Berlusconi, stile G7 a Napoli, 1994, quando gli arrivò il famoso avviso di garanzia. Come al solito il premier scompagina le carte in tavola e vince, vince soprattutto grazie alla scelta di fare il summit a l'Aquila, nei luoghi del terremoto. Dalle macerie...

8 luglio 2009

i grandi della terra

L'AQUILA - Il vertice del G8 a L'Aquila è ufficialmente iniziato. Ad aprire i lavori un pranzo di lavoro incentrato sui temi dell'economia globale, iniziato intorno alle 13, 30 con un ritardo di circa mezz'ora sulla tabella di marcia. La prima delle tre giornate di lavoro è ristretta ai leader degli Otto Grandi (Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti) più il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, e il premier svedese e presidente di turno dell'Ue, Fredrik Reinfeldt. (Da il Corriere.it)

Roma è sotto assedio. Per andare a lavoro dobbiamo dimostrare di lavorare effettivamente a Palazzo Grazioli (a Red Tv, non vi fate illusioni...), la città è piena di carabinieri, poliziotti e finanzieri...devo ancora decidere se hanno superato (per densità e capacità di ingorgo) i turisti. Io a questi grandi summit non ci ho mai creduto, ma ogni volta li guardo con grande attesa, sperando di essere smentito: buon lavoro!

 

 

 

 

 

2 marzo 2009

Casa Bianca




Tempesta di neve sulla Casa Bianca, tempesta sugli Stati Uniti con il Pil che scende nel quarto trimeste 2008 al  -6,2% (rispetto al -3,8% previsto)

9 dicembre 2008

Times




"New York. Due mesi fa ha chiuso il piccolo quotidiano New York Sun, ma ora la crisi finanziaria globale, il conseguente calo della pubblicità, la costante erosione delle vendite in edicola e la difficoltà di accedere a prestiti e finanziamenti stanno facendo tremare anche i giganti del giornalismo americano. Ieri la Tribune company, la società proprietaria del Chicago Tribune, del Los Angeles Times, del Baltimore Sun e di una altra trentina fra giornali e canali televisivi locali o di settore ha portato i libri in tribunale e ha chiesto la bancarotta.
Il New York Times è vicino al collasso, anche per una serie di cervellotiche scelte manageriali, e ha deciso di ipotecare il nuovo grattacielo di Renzo Piano sull’Ottava avenue per fare fronte alle linee di credito per 800 milioni (metà dei quali scadono a maggio) che presto non ci saranno più."
(da Christian Rocca su il Foglio)
 

Dopo gli aiuti di Stato alle banche, e la discussione sui finanziamenti per aiutare (o meglio, salvare) il settore automobilistico, l'America davanti all'ennesimo dilemma: la carta stampata deve morire? L'informazione via web è l'unica che continua a crescere (anche se la crisi ne ha rallentato i numeri), la raccolta pubblicitaria si sta spostando sempre di più verso Internet, la tv resiste alla crisi, dunque, che ne faremo dei giornali?

21 novembre 2008

Clin-tòn



L'ex first lady , secondo quanto scritto dal New York Times, ha accettato l'offerta del presidente eletto Barack di essere il prossimo segretario di Stato americano. Nel riportare la notizia il New York Times cita due fonti vicine a Hillary. «È pronta», ha detto una delle fonti. Secondo il giornale la decisione della ex rivale alle primarie è arrivata dopo una conversazione con Obama sul ruolo che Hillary avrebbe avuto ai vertici della diplomazia Usa e sui suoi piani in politica estera. L'annuncio ufficiale, secondo fonti democratiche, dovrebbe arrivare dopo la festa del Ringraziamento, il 27 novembre. (dal Corriere.it)

La famiglia Clinton si conferma una delle grandi dinastie di potere americane, e forse Barack Obama delude non poca gente, chiamando ad un posto così importante proprio la sua sfidante alle primarie del partito, sfidante che ha battuto anche grazie alla presa sul giovane elettorato "Io sono il nuovo, lei rapprsenta Washington". Eh sì, Washington la rappresenta molto bene, se, dopo 8 anni da first lady, ora prenderà il posto della Rice e, cosa non del tutto secondaria, si porterà dietro (li ha sempre selzionati Obama) la maggior parte degli uomini che furono nello staff di suo marito. Poco "change" per Barack, o frenesia di ricompattare il partito in un momento di difficoltà per tutto il paese?

5 novembre 2008

il Presidente









26 ottobre 2008

ferri corti

 



"E' una corsa molto serrata e credo che la vincerò", ha ripetuto McCain, secondo il quale la propria campagna sta "andando bene" e negli Stati-chiave mostra segni che rendono il candidato repubblicano "molto competitivo". E ha indicato alcuni poll (come quello di Zogby) che danno il suo distacco da Obama ridotto a 5 punti.
Ma in campo repubblicano siamo già alla resa dei conti. E mentre McCain si difende, Sarah Palin si sgancia: c'è chi l'accusa di comportarsi da 'diva' e di aver compromesso la sfida, ma lei non ci sta a fare da capro espiatorio. In particolare, Palin non è contenta dei suggerimenti degli strateghi del senatore dell'Arizona, e accusa due di loro, Steve Schmidt e Nicole Wallace, di cercare di addossare su di lei i loro fallimenti in questa campagna elettorale. Dal canto loro fonti vicini al candidato repubblicano hanno accusato Palin: "E' una diva, non accetta consiglia da nessuno, non ha relazioni di fiducia con nessuno di noi, nè con la sua famiglia, nè con chiunque altro". E c'è chi parla di "divorzio" anche se è praticamente impossibile la spaccatura del "ticket" a una settimana dal voto. Tanto varrebbe non andare neppure alle urne."

Non so alla fine chi vincerà, certo le notizie che ci arrivano dall'America sembrerebbero ormai dare per scontata la vittoria di Obama, il candidato democratico. Sarebbe uno schock: primo presidente nero, con solo due anni di senato sulle spalle, certo divo come già lo furono in molti (Reagan su tutti), con una voce ammaliante, un potere oratorio fuori dal comune e anche una certa arguzia nell'aver puntato molto sulla raccolta libera, pochi fondi, ma tanti contribuenti. Quello che non sappiamo ancora è ilpensiero dell'America profonda, quella che non risponde neanche ai sondaggi, quella che si sveglia alle 5 di mattina per ammazzare il primo tacchino, quella che vive di poca televisione e molto lavoro. Successe anche con la seconda elezione di George W. Bush, anche se i numeri di John Kerry erano inferiori rispetto ad Obama. Certo, se si mettono anche a litigare dentro al partito repubblicano, allora non credo Mcain abbia molte chanche di vincere

17 ottobre 2008

causa senza effetto



"Aveva fatto causa a Dio, responsabile, a suo dire, di aver diffuso paura e terrore in tutto il mondo. Ma il procedimento giudiziario non avrà alcun seguito: un giudice del Nebraska lo ha infatti respinto, perché Dio non ha alcun indirizzo al quale poter notificare l'avvio della causa. Si chiude così la vicenda che vede protagonista lo storico senatore democratico del Nebraska, Ernie Chambers, che, il 14 settembre dello scorso anno, aveva depositato la sua provocatoria causa in una corte del Nebraska."

Il simpatico senatore (definito anche "l'uomo di colore più arrabbiatodello stato"), si sarebbe scagliato contro l'Eterno  perchè, a suo dire, sarebbe il principale responsabile di catastrofi, terremoti, uragani, malformazioni e poi, soprattutto, minacce teroristiche in suo nome. Nonostante l'esito negativo della cuasa, Chambers si è detto soddisfatto, poichè il giudice, apportando come argomento per respingere la causa, la non fissa dimora di Dio, ne avrebbe implicitamente affermato l'esistenza. Da lì si potrebbe partire per un aventuale appello...l'America è anche questa

10 ottobre 2008

il numero 2




Continua la crisi nera dei mercati finanziari. Milano e Francoforte i peggiori (anche se, mentre scrivo, Piazza Affari è risalita al -4% mentre la città tedesca si attesta al -10%), eppure, del nostro sistema bancario, molti continuano a dire che sia sicuro (oltre a Berlusconi): sembrerebbe che la tanto criticata arretratezza dei nostri istituti di credito, la difficoltà nell'elargire un mutuo, la lentezza e le continue garanzie richieste alle imprese per l'apertura di un credito, si stiano rivelando dei veri punti di forza, una specie di fortino che metterebbe al sicuro, almeno in parte, i soldi degli italiani. Non ultimo il fondo interbancario a difesa dei depositi dai 50 mila fino ai 103 mila euro, che l'Ecofin ha proposto poi in seduta comune con i 27 paesi membri. L'America, paese d'origine del grande crack (come già nel 1929 e nel 2001), continua la sua caduta libera: crolla l'import e l'export, il down jones costantemente al -7% e gli investitori che si fanno prendere dal "panico vendita", quindi disinvestimenti continui senza che nessun provvedimento reimetta la fiducia necessaria. Una vittima illustre dell'andamento dei mercati finanziari,  è il fondatore della Microsoft, Bill Gates, che, dopo ben 15 anni, lascia la testa della classifica dei più ricchi del mondo (redatta da Forbes): il numero uno è Warren Buffet, re della assicurazioni. Bill è solo il numero due...

30 settembre 2008

In God We Trust

 


«L’aumento di fedeli delle ultime settimane ha raggiunto l’apice proprio oggi, mai prima d’ora la chiesa era stata così affollata da uomini in giacca e cravatta e da donne in tailleur», spiega il reverendo Mark Bozzuti-Jones della Trinity Church, chiesa episcopale di Wall Street. Manager e broker si ritrovano tra i banchi delle parrocchie del distretto finanziario, pregano o riflettono, più in generale cercano rifugio. «Sono turbati, hanno paura, sono in cerca di una parola di conforto - dice -, una situazione del genere non si vedeva dall’11 settembre». Dopo la funzione del primo pomeriggio in molti si accalcano vicino all’altare per scambiare una parola col reverendo. (Francesco Semprini da La Stampa)


L'America è anche questa...

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