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28 febbraio 2012

La neve a Rocca Priora e gli anni '50



Vivo a Rocca Priora, che è il più alto dei Castelli Romani con i suoi763 metri slm. Le scorse settimane, all'arrivo dell'annunciata perturbazione siberiana, il piccolo paesino alle porte di Roma è stato sommerso dalla neve,un metro, anche un metro e mezzo. Gli alberi sono caduti sui fili della luce,un tubo della Doganella si è rotto per il ghiaccio. Il risultato è che è andata via l'elettricità in quasi tutto il paese, e buona parte dei cittadini è rimasta anche senz'acqua. La mia abitazione è rimasta senza corrente elettrica per sei giorni, e anche se al terzo giorno ci siamo comprati un generatore elettrico, vi assicuro che non è stato per niente facile. Senza corrente elettrica non c'è nessuna comodità, manca il riscaldamento (e con un metro di neve ghiacciata sul tetto, fra gli alberi e in tutto il comprensorio, la temperatura è più bassa di un frigorifero), manca la televisione, gli ipod si scaricano velocemente, gli specchi del bagno sono bui, manca internet, i film,fa buio molto presto e allora non si può leggere (altrimenti ti si abbassa la vista), scrivere e disegnare richiede uno sforzo superiore (ammesso che lo si sappia fare), è tutto spento e la casa diventa praticamente un semplice riparo. Il riparo chiaramente va cercato davanti al camino, tutti lì intorno, con piccole sedie, facendo spazio per la legna, che qualche volontario va a prendere fuori, sfidando il vento. Al piano di sopra la temperatura sfiora i cinque gradi, esce il vapore dalla bocca, per dormire bisogna farsi delle bottiglie di acqua calda (il gas per fortuna funziona) da mettere ai piedi del letto, e mettersi qualche maglione in più. La sera abbiamo tirato fuori dei giochi di società che avrebbero preso un bel po' di polvere mentre fuori imperversava la bufera di neve, ne cadeva altra sopra quella, ghiacciata, dei giorni precedenti, gli alberi del giardino, che qualcuno prima di noi ha piantato, ed erano gli anni '80, perdono rami, si abbassavano, dichiaravano la loro sconfitta rimanendo come claudicanti e senza forze. E' tutto più lento,quando manca la luce, quando le macchine sono bloccate, devi andare a piedi a comprare pane e latte, torni a casa mezzo sudato, devi mettere ad asciugare la giacca davanti al fuoco e dopo puzzerà un po' di affumicato. Ho pensato ai miei nonni, quando nel paesino in cui vivevano arrivavano le vere bufere di neve,quando rimanere la sera a guardare le fiamme del camino, tra una chiacchiera e un racconto, era la normalità, quando a letto si andava con un contenitore di ferro pieno di pezzi di brace, quella buona (che non faceva più il fumo),quando, al posto dell'acqua, si prendeva un po' di neve fuori e si scioglieva nei pentoloni. Ho pensato a tutto questo e l'ho odiata un po' di meno questa neve.








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