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diario | Fotografando |
 
Diario
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7 novembre 2008

messaggi

 
Dopo un lungo silenzio da parte degli esponenti ufficiali di Al Qaeda sul voto americano, per la prima volta uno dei massimi dirigenti del gruppo terroristico si rivolge direttamente al prossimo presidente, attraverso un messaggio audio, della durata di 23 minuti, diffuso sui forum jihadisti in rete: «Americani, ritirate le vostre truppe dai nostri paesi e non entrate più nei nostri affari». Il messaggio è "firmato" dall'emiro dello "Stato islamico iracheno", sigla dietro la quale si nasconde la cellula locale di Al Qaeda, Abu Omar al-Baghdadi. (dal Corriere.it)

Mentre i grandi del mondo si congratulano con Obama, a Washington gli dedicano un muro su cui scrivere un pensiero, una frase o un messaggio per il presidente che verrà. Al Qaeda, più che esprimere la propria felicità, cerca di mettere subito sotto pressione il neoeletto presidente. Se questi 20 mesi di campagna elettorale sono stati duri, penso che Barack Obama si renderà conto in poco tempo di cosa significhi essere a capo della più grande potenza mondiale. Sarà messo al corrente di tutti i segreti di Stato, la Cia gli fornirà uno di quei rapporti chilometrici ed ultra-segreti che gli sveleranno cose mai sospettate?

6 novembre 2008

un nero alla Casa Bianca...


Ho titolato il post come la trasmissione di Vespa dell'altra sera perchè ho sentito Rula non particolarmente felice per la scelta fatta dal conduttore di porta a porta. Negli ultimi due giorni ho avuto poco tempo per postare (e anche per dormire), perchè al caos e all'emozione della lunga notte americana, si è aggiunto il cambio sede, il cambio logo, insomma il cambio televisione (da Nessuno Tv a RED). L'America è arrivata prima anche in questo, un presidente nero (e giovane), un outsider che però non viene dal nulla, che non sta lì per il solo fatto di essere giovane, bello e intelligente. E' cresciuto in una città difficile come Chicago, lavorando come avvocato, battendosi per i diritti civili, e poi spendendosi nel suo partito, prima nel 1992, per la campagna di Bill Clinton, e poi un anno più tardi, aiutando a far eleggere al Senato Carol Moseley Braun, la prima donna afro-americana a diventare senatrice. "Se qualcuno pensava che l'America non fosse il paese ove tutto è possibile..." è stata la frase con cui Barack Obama ha iniziato il suo discorso, e penso sia la lezione fondamentale per tutti, soprattutto per la politica italiana. Non sappiamo che presidente sarà, quello che ha disegnato durante la sua campagna è stato un sogno, un ideale. Ora dovrà scontrarsi con la realtà, che in questo momento è ancora più dura del normale.

4 novembre 2008

1968 in America



1968. Esattamente 40 anni fa l'America si svegliava da un bel po' di incubi di cui Barack Obama, stanotte, vorrebbe definitivamente sbarazzarsi. Bob Kennedy pronunciò questo suo famoso discorso a marzo, discorso cvhe è rimasto nella storia e che probabilmente aiuta a capire quale sarà il collante che reggerà l'America nei prossimi anni, nonostante la seconda grande depressione. Un mese dopo queste parole, muore M. L. King, simbolo della lotta al razzismo in un'America conservatrice e ancora legata a vecchi pregiudizi. Morirà anche Bob Kennedy, dopo la vittoria alle primarie californiane, lanciatissimo verso la corsa alla Casa Bianca. E non basta. Perchè la scelta di Obama di chiudere la campagna a Chicago non è casuale: al Grant Park, in quell'estate caldissima, il movimento pacifista contestò il Partito Democratico, arrivando addirittura allo scontro e dando il via alla "rivoluzione conservatrice" che ha dominato l'America negli ultimi 40 anni, con le sole pause di Carter e Clinton (lo spiega bene Valentino, oggi sul Corriere della Sera).

3 novembre 2008

quasi presidente




L'ultimo sondaggio sulle presidenziali Usa diffuso dell'istituto Gallup registra una ulteriore crescita nei consensi a favore del candidato democratico, dato ora in vantaggio sul repubblicano John McCain per 52-42. Un sondaggio sempre di oggi della Cbs lo vede avanti di addirittura 13 punti, 54-41. E dopo l’impennata di ieri, Obama torna a distaccare di 6 punti il rivale anche nell’ultima analisi Zogby, fino ad oggi la più conservatrice, che oggi lo da al 50% contro il 44% di McCain.


La Rivoluzione francese abolì formalmente la schiavitù, anche se il commercio continuò indisturbato per decenni.
Questo non portò alla fine dello schiavismo, anzi aumentò i prezzi degli schiavi e cambiò il modo di portarli nei vari paesi. Adesso venivano chiusi in barili, in modo da poterli più comodamente far rotolare in mare in caso di abbordaggio di vascelli di paesi abolizionisti.
Finalmente con il Congresso di Vienna gli stati europei s’impegnarono ad abolirle la schiavitù, ma passò un altro mezzo secolo prima che si riuscisse a stroncare il contrabbando (l’ultimo carico clandestino di prigionieri da Quidah per le Americhe è del 1869). L’Inghilterra vi aveva già provveduto nel 1807. Gli Stati Uniti lo fecero soltanto nel mezzo secolo più tardi, nel 1863 dopo la guerra di secessione. Un secolo e mezzo dopo l'America (forse) avrà il suo primo presidente nero.Non è una cosa da poco

31 ottobre 2008

halloween

 


Barack Obama rimane avanti, giorno dopo giorno il suo rivale non riesce a recuparare il gap, frenato anche dalla sua vice, Sarah Palin, che secondo gli ultimi sondaggi, avrebbe scoraggiato anche convinti repubblicani a votare Mccain. Però i dubbi rimangono, la paura di vincere, la paura di dare per scontato un voto che non è mai scontato, la paura dei sondaggi, la paura di stati come la Florida, la Virginia...Questa è la notte delle streghe, girano tante zucche con il viso di Obama illuminato, perchè c'è bisogno di esorcizzarla questa paura...

29 ottobre 2008

Tom Bradley



"Se Obama perde, scoppia la rivolta" Con queste parole, l'ex Pantera Nera Garry Owens lancia l'allarme sul rischio di scontri dopo-voto, se il risultato dell'election day non dovesse dare la vittoria ai democratici. E' una voce che gira da più parti, proprio a ridosso della scoperta di un altro complotto ai danni del candidato democratico, da parte di giovanissimi skinheads. Il tema razziale, insieme a quello economico, sarà fondamentale in questi ultimi 5 giorni di campagna elettorale. Sale la tensione, la paura di brogli elettronici serpeggia nella comunità nera che aspetta questo momento da anni, il popolo afro viene invitato a tenere gli occhi aperti ai seggi. Tutto ciò perchè ci sono pochi dubbi in giro riguardo a chi sarà il vincitore, eppure il Gallup di oggi dava la distanza tra Obama e Mccain ridotta al solo 2%: 49% a 47% per il senatore democratico, che stasera parlerà allla nazione praticamente a reti unificate. E che un po' di paura ce l'ha, paura di vincere, paura dell'America razzista...La foto che vedete è di Tom Bradley, sindaco democratico di Los Angeles dal 1973 al 1993, si candidò a guidare la California nel 1982 e, benchè tutti i sondaggi lo dessero in netto vantaggio rispetto allo sfidante repubblicano George Deukmejian, perse amaramente: la gente si era vergognata di dire che non avrebbe votato un "nero" (si dice perciò effetto Bradley). Certo, l'82 è lontano, l'America è cambiata, ma attenzione.

16 ottobre 2008

final debate



John Mccain, in netto ritardo nei sondaggi, si affida all'ultimo faccia a faccia per cercare il trampolino di lancio verso gli ultimi 20 giorni di campagna elettorale. Gli americani sono interessati al batti e ribatti tra i due candidati? Oppure conta solo la crisi, si calcola quello che arriva in busta paga a fine mese, sempre che arrivi qualcosa?Sullo sfondo della più grande crisi dopo il '29, Mccain si scaglia contro Obama, colpevole di aver speso delle cifre incredibili, solo per confezionare spot-menzogna contro lui. Si vanta di aver difeso il senatore dell'Illinois in più occasioni, ogni volta che è stato sorpassato il limite, cosa che non è stata fatta dall'altra parte. Obama cerca di sviare il discorso, evitando di cadere nel tranello, ma Mccain affonda: gli americani sapranno giudicare le amicizie sospette del candidato democratico, ad esempio con Bill Ayer, un terrorista, uno che a proposito dell'11 settembre ha detto "dovevano mettere più bombe". In mezzo il solito slogan "Obama metterà più tasse, io le toglierò". Poi ancora il piano sanitario, la discussione sull'interventismo statalista, di stampo democratico (e colombiano), contro la libertà di scelta, propugnata dai repubblicani.
Le prime annotazioni dopo un'ora di dibattito: sicuramente Mccain è molto più combattivo, non perde occasione per affondare il coltello, ma ho l'impressione che sia sempre in affanno, che debba rincorrere Obama (indicativo che sulla sua vice, Sarah Palin, non abbia niente di meglio da dire che è "un modello di donna per le americane").

6 ottobre 2008

Obama kids

 

John Mccain, in pesante ritardo secondo i sondaggi dell'ultima settimana, sta preparando l'assalto contro Barack Obama, un attacco fatto soprattutto di spot mirati a mettere in cattiva luce il senatore democratico, puntanto sulla sua inesperienza, sulle sue "discutibili" amicizie, ad esempio con il reverendo Wright, sulle sue strategie "troppo rischiose per il Paese". Non so se lo staff di Mccain, tra i vari spot, tirerà fuori anche questo video: io l'ho trovato segnalato da Cristian Rocca sul suo blog, ma credo (e spero) che sia un falso...

3 ottobre 2008

vote Obama




Visto che anche il faccia a faccia tra Joe Biden e Sarah Palin non è stato così divertente come tutti ci aspettavamo, ci accontentiamo di questo sketch del mitico Homer...speriamo che lo staff di Mccain risponda, magari esce fuori un bel cartoon.

2 ottobre 2008

Biden vs Palin



Per tutti coloro che ormai fanno le ore piccole per seguire quello che succede in America, stanotte su Nessuno Tv, alle 3,00, diertta del confronto tra i due aspiranti vice, che si preannuncia (speriamo) molto più interessante del primo faccia a faccia tra Obama e Mccain, prima di tutto perchè sia Joe Biden che Sarah Palin sono dei veri personaggi, eccentrici, estroversi,tendenti al "gaffismo", e poi perchè non hanno sulle spalle il carico del decreto Paulson in sospeso. Detto ciò, si dice che Biden farà il cavaliere, che non affonderà il coltello dove potrebbe, perchè in fondo si trova sempre davanti ad una donna (ma ho l'impressione che lei non gli ricambierà la cortesia)

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