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18 febbraio 2011

l'89 arabo




Le notizie che arrivano dal Nord Africa e dal Medio Oriente, nel nostro immobile mondo occidentale, hanno provocato un brivido di scuotimento. Il ricordo è andato a più di vent'anni fa, al crollo del Muro di Berlino, alla fine della guerra fredda e alle nuove democrazie fiorite nei paesi al di là della cortina di ferro. Le piazze di Tunisi, di El Cairo, di Teheran, qualcuno vorrebbe paragonarle a quei giorni del novembre 1989 quando il mondo poté assistere in diretta alla fine della Guerra Fredda. Non credo ci possa essere alcuna somiglianza tra quei giorni e le rivolte nei paesi arabi. Primo, lì non ci furono morti, l'Unione Sovietica era davanti al baratro, la DDR anche. Qui di morti ce ne sono a centinaia, ma se ne parla poco, ed in molti casi i regimi (vedi Yemen e Libia) godono dell'appoggio militare e di cospicui fondi internazionali. Secondo, qui non c'è nessuna superpotenza in grado di raccogliere piccoli regimi sotto il suo ombrello come lo era l'URSS, ma ci sono tanti stati, ognuno con caratteristiche diverse, con retroterra culturali diversi, con economie diverse, e con visioni diverse della società (l'Iran su tutti). Terzo, la velocità è un fattore preponderante. Nel giro di pochi giorni il Muro crollò, furono aperti i confini. Qui le rivolte rischiano di trasformarsi in lunghe intifade, l'esempio di Tunisia ed Egitto non è servito solo a risvegliare le popolazioni (che sono in maggioranza giovani) ma a mettere sull'allerta gli uomini che siedono al potere e che, è sicuro, non molleranno tanto facilmente. Nello Yemen la piazza centrale, Tahir di Sana'a (si chiama come quella del Cairo), è stata occupata preventivamente dalle forze controrivoluzionarie (persone assoldate dal regime che a pagamento, in un paese dove la disoccupazione tocca quota 40%, vanno a prendere, nel migliore dei casi, a bastonate i loro simili). Nel Bahrein, dove piazza delle Perle ha fatto in tempo a trasformarsi in un accampamento, arrivano notizie di manifestanti giustiziati a freddo dalla polizia (che in questo caso è intervenuta a fianco del regime). Attenti dunque a non generalizzare, consci di una cosa, ed è forse il motivo più antropologico. Nell'89 i paesi dell'est guardavano ai modelli dei paesi dell'ovest, che pur con tutti i loro difetti, erano già democrazie avanzate. Nei paesi della rivolta si sa chi si vuole destituire ma non si sa quale sarà l'approdo. Regimi militari? Ayatollah come guide supreme del paese? O le tanto agognate libere elezioni democratiche? Questa confusione all'orizzonte ci fa riflettere sul perché Stati Uniti ed Europa siano stati così "cauti" nel passato nel trattare con certi personaggi. (A proposito, in Tunisia, i giornali ne hanno parlato poco, fondamentalisti islamici hanno cercato di incendiare una strada frequentata da prostitute nel centro di Tunisi, prima di essere dispersi dalle forze dell'ordine che avevano dispiegato degli elicotteri nella zona).
 


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