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Diario
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29 novembre 2008

passaggio in India

 




Malgrado la sua celebre democrazia e una crescita economica che suscita molta ammirazione, l'India resta un paese violento. Non di rado, in diverse città indiane, vengono piazzate bombe nei mercati, stazioni ferroviarie e altri luoghi affollati.Nonostante ciò l'attacco a Mumbai, la capitale finanziaria del paese, ha causato un profondo sconcerto, non solo all'estero, ma nella stessa India. A differenza del terrorismo «normale», in questo caso si è avuta l'impressione di essere invasi da un esercito ben organizzato, con l'impiego di mitragliatrici, granate e la presa di ostaggi in più punti simultaneamente. (Bill Emmott dal Corriere.it)


Quest'anno sono stato nell'India del Sud, un posto relativamente tranquillo e neanche troppo battuto dalle mete turistiche. Ho avuto l'impressione di un paese che ha al suo interno delle grandissime contraddizioni, potenzialità enormi, città gigantesche con tutto il meglio dell'alta tecnologia, ingegneri e informatici che vengono "esportati" in tutto il mondo, ma ancora una povertà terribile, una miseria ai limiti del sopportabile. Un governo debole, una polizia impreparata, dei servizi segreti non all'altezza,  sono segnali di fragilità che una grande democrazia, come l'India aspira ad essere, non si può più permettere.

7 novembre 2008

messaggi

 
Dopo un lungo silenzio da parte degli esponenti ufficiali di Al Qaeda sul voto americano, per la prima volta uno dei massimi dirigenti del gruppo terroristico si rivolge direttamente al prossimo presidente, attraverso un messaggio audio, della durata di 23 minuti, diffuso sui forum jihadisti in rete: «Americani, ritirate le vostre truppe dai nostri paesi e non entrate più nei nostri affari». Il messaggio è "firmato" dall'emiro dello "Stato islamico iracheno", sigla dietro la quale si nasconde la cellula locale di Al Qaeda, Abu Omar al-Baghdadi. (dal Corriere.it)

Mentre i grandi del mondo si congratulano con Obama, a Washington gli dedicano un muro su cui scrivere un pensiero, una frase o un messaggio per il presidente che verrà. Al Qaeda, più che esprimere la propria felicità, cerca di mettere subito sotto pressione il neoeletto presidente. Se questi 20 mesi di campagna elettorale sono stati duri, penso che Barack Obama si renderà conto in poco tempo di cosa significhi essere a capo della più grande potenza mondiale. Sarà messo al corrente di tutti i segreti di Stato, la Cia gli fornirà uno di quei rapporti chilometrici ed ultra-segreti che gli sveleranno cose mai sospettate?

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