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addio alle armi









Ieri sono stato alla Nuova Fiera di Roma a seguire l'ultimo congresso di AN. L'atmosfera era tranquilla, i militanti erano abbastanza felici, molti si interrogavano sulla futura convivenza con quelli di FI, altri già si davano le risposte: "guardate che il 50% di quelli di FI non è per niente moderato!". Molti si sono fermati alla bancarella dei gadget e hanno fatto scorta delle spillette di An (nel caso in cui non si dovessereo più trovare in circolazione), di bandiere del vecchio MSI, qualcuno ha osato comprare anche il cd con i canti dei paracadutisti. Tutto sommato però mi sono sembrati tutti più o meno convinti, anche il tenore degli interventi è stato quello di chi sa di aver contribuito a sdoganare la destra in Italia, di chi è passato dalla discriminazione al governo del Paese. Insomma, c'era l'atmosfera dei vincitori, nonostante il dissenso di una minoranza, che però a nessuno è sembrata fuori luogo, anzi, molti hanno colto l'occasione per affermare la pluralità interna che caratterizza AN (chiaramente in contrapposizione con FI).
Mettendo a paragone il congresso di scioglimento di AN con quelli della Margherita (che ho seguito personalmente) e dei DS, devo dire che ho trovato un linguaggio molto meno politichese negli ex missini, e più diretto ad analizzare subito i punti problematici (rapporti con il Capo, rapporti con la Lega, laicità, funzione di Fini, rappresentatività interna etc.). E' vero che essendo il partito di minoranza all'interno del Pdl, c'era da aspettarselo che avrebbe fatto un po' la voce grossa...staremo a vedere se la grinta con cui hanno iniziato si tradurrà nei fatti quando saranno un unico partito. 
Alcuni stralci del discorso di Fini (anche se ho apprezzato particolarmente quello del ministro Meloni)
                                                     
"Oggi non siamo chiamati a cogliere momento" come avvenne nel '94, quando ''lo spappolamento della prima Repubblica mise finalmente la destra italiana nella condizione di raccogliere consenso", oggi "siamo chiamati a costruire un momento; oggi non prendiamo un'occasione, oggi compiamo una strategia; oggi mettiamo una pietra a decidiamo, noi, coscientemente di farlo, di mettere una pietra in quello che è atto che ha rilevanza non solo per noi, ma per la nostra patria". "Oggi - ha proseguito - ci accingiamo ad un passo non solo solenne e importante per noi, ma per la storia dell'Italia".

e poi il passaggio più importante

Il Pdl - dice ancora Fini - non potrà essere un partito di destra: certi valori di destra dovranno dare il lievito al nuovo partito, saranno un valore aggiunto". "Il Pdl ha un leader che è Berlusconi ed è di tutta evidenza, dopodiché Berlusconi stesso sa perfettamente che una leadership forte e riconosciuta non può in alcun caso essere il culto della personalità". Un conto è essere leader, un conto è pensare che solo il leader può dare contributo di idee, di impegno, di soluzioni politiche, di sintesi

Pubblicato il 22/3/2009 alle 23.37 nella rubrica diario.

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