Blog: http://lucarossi.ilcannocchiale.it

Della crisi e di altri demoni

Scusate, ma quelli chesi sono dati un bacio in piazza del Quirinale, alla notizia delle dimissioni di Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio, credendo di emulare il famoso bacio a Times Square nel 1945, mi hanno messo molta tristezza. E hanno messo molta tristezza, e non solo a me, tutti quelli che si sono riuniti sotto la residenza romana dell'ex premier al grido di "te nevai o no" e altri cori degni di una curva dello Stadio Olimpico. Prima di tutto perché, piaccia o no, Silvio Berlusconi, è stato eletto da più della maggioranza degli italiani tre anni e mezzo fa. Legge elettorale sbagliata o no, il nome di Berlusconi, insieme a quello dell'allora sfidante WalterVeltroni e degli altri leader di partito, è stato quello su cui gli elettori hanno messo una bella croce, e sono stati di più, di più ad esempio di quelli della tornata elettorale del 2006, quando il divario tra Prodi e Berlusconi fu minimo.

Ora, si può essere delusi da un governo, ci si può sentire traditi, si può recriminare che non sia stato rispettato il programma, si possono anche tirare in ballo gli scenari internazionali, accusando chi è stato al potere di non aver avuto il timone saldo nelle proprie mani, di essersi lasciato sfuggire il governo della nave proprio nel momento clou, di non aver dimostrato la necessaria credibilità in un momento così delicato. Critiche legittime. Se sono tutte vere lo si capirà tra un po' di tempo, quando qualcuno si degnerà di spiegarci bene come mai l'Europa si muove all'unisono solo quando si tratta di criticare e mai quando c'è da costruire. O meglio, quando c'è da costruire e ci sono in gioco interessi concreti, nasce sempre un asse Parigi-Berlino e simili. Rimane il fatto che, se qualcuno ha avuto da ridire sull'attuale legge elettorale, perché non permette ai cittadini di scegliere i parlamentari che possano rappresentarli decentemente in Parlamento, allora non si capisce com esi possa accettare un governo che non rappresenta proprio nessuno e che al massimo è figlio di un grande fallimento. I governi di solidarietà nazionale, gli esecutivi tecnici o di transizione e tutto quello che di più tragico vi si può aggiungere, sono stati spesso anche quelli che hanno preceduto una dittatura. E non è un'esagerazione. La resa della politica dinnanzi ad una crisi di peso internazionale è il venir meno di ogni fondamento alla base della vita democratica dei paesi cosiddetti occidentali. E' il fallimento di tutti.

Nel 1929, di fronte alla prima crisi causata dalla speculazione borsistica, il presidente in carica, il repubblicano Herbert Hoover, non si dimise ma cercò di tamponare quella che sembrava una vera catastrofe per il paese più ricco del mondo, con dei provvedimenti lampo, anche molto duri. Nel 1932 (ben tre anni dopo), il popolo americano giudicò tali provvedimenti per quello che si erano dimostrati: totalmente inefficaci. Franklin Delano Roosvelt fu eletto presidente degli Stati Uniti, e fu eletto con una maggioranza schiacciante proprio contro Hoover, che i più hanno ormai dimenticato, associandolo al totale fallimento. Ve lo immaginate un tecnico alla guida degli USA dopo il più grande crack della storia, a pochi mesi da quel famoso "giovedì nero"? In Italia invece va così. Berlusconi si dimette con lo spread a quota 575, la parola default sulla bocca di tutti, l'incubo Grecia che aleggia. E mentre il premier in pectore, Mario Monti, si consulta con tutti (ma proprio tutti) i partiti per la formazione del nuovo governo, a Piazza Affari è tornato il segno meno, lo spread è di nuovo altissimo e ha perso terreno dopo quello che a molti era apparso un netto e inesorabile recupero dovuto alle dimissioni di Berlusconi. La differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi è di fatto ciò che sta governando la politica italiana, e, in forma minore, anche quella europea. Una massa di speculatori? Poteri forti che operano sotto copertura? Dietrologi e benaltristi si divertiranno a cercare di capire chi muove i fili del mercato finanziario, dove si nasconde di tutto, dove spesso "i titoli spazzatura" sono camuffati in pacchetti di titoli buoni, dove un presunto investimento diventa in pochi minuti una vera e propria scommessa sul fallimento di un'impresa, o peggio, di un paese. Alla faccia dello sviluppo. Alla faccia della democrazia. Alla faccia dell'odierna classe politica, che ha perso un'altra occasione per riscattare il blando contributo che ha dato al Paese negli ultimi anni. Vorrei andare ad intervistare quei due che si sono baciati davanti al Quirinale sabato scorso, e li vorrei intervistare il giorno in cui il nuovo governo Monti annuncerà la stretta sulle pensioni, il ritorno dell'ICI o qualche altra bella misura impopolare di cui tanto, quando andremo alle elezioni (e si spera il prima possibile), nessuno se ne assumerà la responsabilità (politica). 

Pubblicato il 15/11/2011 alle 1.14 nella rubrica diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web